Terrorismo di Stato: La “colombianizzazione”; la criminalizzazione della lotta sociale come strategia repressiva

, por  Comité Cerezo México , popularidad : 2%
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La criminalizzazione delle battaglie sociali è una strategia statale che non implica solamente la modifica e l’utilizzo delle leggi per arrestare e condannare a lunghe pene gli attivisti sociali come nel caso di Ignacio del Valle e dei compagni sentenziati a 67 anni di prigione. Al contrario va molto piú in là, ed è ciò che noi, organizzazioni sociali e di diritti umani non prendiamo ancora del tutto in considerazione.

La criminalizzazione comporta il “puntarci il dito contro” “segnalarci”, paragonarci e convertirci in delinquenti e/o terroristi, cosa che fa sì che una gran parte della societá veda il nostro lavoro di difesa dei diritti umani come una fonte del conflitto sociale e farà sì che più avanti lo Stato ci criminalizzi o che i gruppi paramilitari al suo servizio ci attacchino.

Questa strategia, congiunta con l’utilizzo dei media come voce dello Stato anzichè come quarto potere, permette l’immobilismo sociale anche quando veniamo arrestati, torturati, violentati e condannati a passare anni in prigione, come ad Atenco o a Oaxaca.

L’esperienza in Guatemala e in Colombia ci insegna che la prima parte di questa grande strategia repressiva di Stato è l’invenzione del pretesto per militarizzare la vita civile, per tirare fuori l’esercito dalle caserme e per applicare “lo stato di diritto in senso stretto” contro gli attivisti sociali e la popolazione in generale; questo pretesto è stato chiamato “lotta o guerra contro il narcotraffico”.

Un’altro pretesto molto utilizzato è la cosiddetta “debolezza dello Stato” quando in realtà quello che stiamo vedendo è il suo rafforzamento nella sfera repressiva, come forma di prevenzione davanti al malcontento generalizzato della società. Tale società inizia a soffrire il colpo delle riforme strutturali già approvate: l’aumento del prezzo del paniere di base, l’elevata disoccupazione e i bassi salari sono prodotto dell’implementazione e lo sviluppo acellerato del neoliberismo nel nostro paese.

Il 16 di gennaio del 2005 con l’ingresso della PFP al CEFERESO n. 1 con il fine teorico di mettere ordine al potere incontrollabile del narcotraffico, avevamo detto che si trattava di un colpo di Stato light, anzitutto per mettere la polizia in mano dei militari e iniziare a costruirsi un alibi, che ora sappiamo che chiamarsi “Guerra contro il narcotraffico”, e che tale alibi permettesse di colpire il movimento sociale. Inoltre affermammo che “il PAN non riuscirà a mantenersi al potere, ma da parte dell’estrema destra presente nel partito si avverte una grande tentazione a continuare ad utilizzare il suo lato più potente, quello militare”, evidentemente il PAN si è mantenuto al potere utilizzando i militari come pilastro fondamentale, senza trascurare tutti i trucchi elettorali e cibernetici possibili. Oggi lo Stato messicano è un passo avanti rispetto alle analisi di tutti noi, mentre molti erano affascinati dalla apparente sconfitta del Priismo e dall’alternanza al potere, in questi sei anni il foxismo ha preparato le fondamenta giuridiche, politiche e mediatiche per quello che oggi Calderón applica nei confronti di noi difensori di diritti umani e attivisti sociali.

Arresti di massa, tortura di castigo in ogni dove, tortura sessuale contro uomini e donne, lunghe condanne in prigione per i dirigenti e processi interminabili per gli arrestati.

A partire da maggio vediamo un nuovo fenomeno che dobbiamo analizzare con urgenza, lo Stato ad Atenco e Oaxaca ha provato la capacità di risposta, davanti alla repressione, delle organizzazioni sociali e della società organizzata e ci ha visto deboli e frammentati, crediamo che abbia elevato il livello repressivo perchè così continuerà l’escalation della sua “Guerra contro l’opposizione e la difesa dei diritti umani”. Il 25 maggio sono stati arrestati da forze poliziesche nello sconvolto stato di Oaxaca due militanti di un gruppo guerrigliero, Raymundo RIVERA BRAVO, di 55 anni, e Edmundo REYES AMAYA, di 50 e fino ad oggi non sono stati notificati gli arresti e sono considerati arrestati-desaparecidos. Come è consueto, non molte organizzazioni della società civile rispondono a questa situazione preoccupante per il rischio elevato di esporsi davanti allo Stato come “facciata di gruppi armati”. Già noi lo viviamo e l’abbiamo vissuto con l’arresto dei fratelli Cerezo, i quali, nonostante sia stata provata giuridicamente la loro innocenza e la mancanza di legami con gruppi armati, sono già da sei anni in prigione e non passa anno senza che il nostro Comitè Cerezo sia accusato di avere legami con la guerriglia, o sia stigmatizzato come una facciata senza dimenticare la continua persecuzione e le minacce di morte contro di noi.

Se lasciamo passare questo fatto ci ritroveremo noi stessi alla mercè della strategia repressiva dello Stato, e quello di Veracruz è l’esempio più chiaro. In un atto repressivo della polizia statale contro il recupero delle terre della organizzazione contadina “Dorados de Villa” aderente all’Altra Campagna, si sta vivendo ciò che è più temuto da tutti noi, la riedizione, o per meglio dire la “rimasterizzazione” della guerra sporca degli anni 70, della quale, anche se diciamo che non si è mai conclusa, oggi vediamo un rinascere. L’arresto e la scomparsa di un dirigente contadino Gabino FLORES CRUZ, e l’arresto-scomparsa di un difensore dei diritti umani che era presente come osservatore Javier ISLAS CRUZ, della “Red Unidos por los Derechos Humanos, ci deve porre tutti in allerta massima. E’ possibile che queste persone ricompaiano dopo varie sessioni di tortura, come già è successo in Messico: un arresto temporale; ma mi domando allora cosa faremo se non ritornano; oggi la coordinazione si fa indispensabile, perchè per quanto sia costata molto lavoro e sforzo ci permetterà forse di frenare l’impeto repressivo del nuovo Stato messicano, che ora sta acquisendo alcune caratteristiche di uno Stato terrorista.

Concludiamo parafrasando molto liberamente questa famosa poesia che dice:

Hanno arrestato e fatto scomparire a quelli dell’EPR e non abbiamo fatto nulla perchè sono guerriglieri e non abbiamo nulla a che vedere con loro

Hanno arrestato e fatto scomparire un leader contadino e non abbiamo fatto nulla perchè il problema è lontano da casa

Hanno arrestato e fatto scomparire un difensore di diritti umani, ma è possibile che sia solo un errore dello Stato, e che non si ripeta

Ci arresteranno e faranno scomparire, ma non ci sarà più nessuno che ci difenda

Francisco Cerezo Contreras.

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